Febbraio 18th, 2022

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Perché dovrei pagare un servizio quando qualcuno me lo regala?

Mettiamola così, se avete una barca e navigate a vista sapete i rischi che correte e perciò rimanete sempre in acque sicure e conosciute, se però volete andare oltre sapete che dovete dotarvi di strumenti adatti a garantire la sicurezza della vostra navigazione, quindi acquistate quanto necessario, perché nulla è gratuito.

Che circoli un pericoloso iceberg è oramai risaputo, ne abbiamo scritto ultimamente, quello che è interessante è  la conseguente nascita di nuove imprese che hanno come scopo proprio quello di vendere strumenti adatti per evitare l’iceberg, per attuare una navigazione tranquilla concentrata sugli scopi dell’impresa.

Una fatto di attualità ci aiuta a scoprirne alcune.

È  notizia proprio di questi giorni  il richiamo del CNIL  sul’uso di strumenti quali Google Analytics e  relativi trasferimenti di dati agli Stati Uniti per i quali il CNIL “ritiene che questi trasferimenti siano illegali e ordina al gestore di un sito web francese di conformarsi al GDPR e, se necessario, di smettere di usare questo servizio nelle condizioni attuali. (rif. CNIL)

Evitiamo in questo spazio la discussione se strumenti e tecniche di analisi del “passaggio pedonale” siano più o meno utili e valgano gli sforzi che vengono fatti.

Misurare l’utilità di questi investimenti con l’aumento proporzionale dei ricavi è discorso che sin dai tempi di vendita dei banner sui siti web, lo spillo che bucò la bolla internet agli inizi del 2000, accende i conflitti e gli animi.

Però il più delle volte si mantiene per abitudine ciò che si è scelto in base a condizioni che per altro sono nel tempo mutate e che si dovrebbero ridiscutere, e il caso citato dal CNIL evidenzia proprio la scarsa attenzione da parte degli utilizzatori nel verificare l’adeguamento normativo degli strumenti che si usano anche per consolidata abitudine.

Ebbene quando siamo alla guida di un’impresa è pittoresco il fatto che le decisioni seguono logiche illogiche, e rimanendo sul tema degli strumenti di analisi del traffico dei siti, Jarvis un fondatore di Fathom ha dichiarato “Tutti questi prodotti gratuiti che usiamo e amiamo, non li stiamo pagando con i soldi, li stiamo pagando con i dati e la privacy (AFP, PARIS)

Perchè dovrei pagare un servizio quando qualcuno me lo regala?

Mettiamola così, se avete una barca e navigate a vista sapete i rischi che correte e perciò rimanete sempre in acque sicure e conosciute, se però volete andare oltre sapete che dovete dotarvi di strumenti adatti a garantire la sicurezza della vostra navigazione, quindi acquistate quanto necessario, perché nulla è gratuito.

Ora, sul tema toccato in questi giorni dal CNIL e anche da noi trattato durante il Bicocca Privacy Day 2022, di certo la scoperta ai più dell’iceberg genererà nuove opportunità per nuove imprese che si qualificheranno come attente e trasparenti sull’uso dei dati, la loro proprietà e il loro uso, e di conseguenza nel fornire strumenti adatti a navigare nella trasformazione digitale.

Alcune esistono da anni, e senza volersi allontanare dal campo degli strumenti di analisi del traffico web abbiamo tra le alternative un’azienda con esperienze più che decennali ed open source come Matomo “una potente piattaforma di analisi web che ti dà il 100% di proprietà dei dati.” che dichiara “Non preoccuparti mai più che i tuoi dati finiscano nelle mani sbagliate”  (https://matomo.org/).

Ulteriore alternativa è Fathom che dichiara sul suo sito “Essendo noi stessi cittadini di internet, sapevamo che internet meritava di meglio. Ecco perché abbiamo inventato il primo software di analisi semplice e incentrato sulla privacy al mondo: Fathom.” (https://usefathom.com/)

Ed eccoci poi a Plausible , strumento anche lui opensource  “semplice e rispettoso della privacy, alternativo a Goolge Analytics” “Nessun cookie e completamente conforme a GDPR, CCPA e PECR. Prodotto e ospitato nell’UE” (https://plausible.io/)

Sicuramente albeggiano anche altre iniziative, e gli spazi di scelta si arricchiscono di strumenti che aiutano ad evitare l’iceberg e permettono di navigare tranquilli e di costruire un rapporto con il proprio cliente di fiducia e trasparenza sull’uso dei dati, delle informazioni e della proprietà degli stessi.

Certo che può sembrare assurdo che si sia delineando un nuovo mercato fatto da aziende attente alle norme, ai diritti, alla trasparenza e alla proprietà dei dati nonché ai confini degli stessi,  perché così dovrebbe essere stato sin dall’inizio.

In realtà il divario tra norme e sviluppo tecnologico è ancora molto ampio, e di conseguenza siamo solo  all’inizio di una nuova generazione d’imprese che avranno proprio come elemento differenziante ciò che per alcuni sarà molto complicato da attuare: dare norme alle nuove tecnologie in funzione del rispetto della dignità dell’uomo.

Per evitare l’iceberg gli strumenti sono fondamentali, però si deve acquisire anche altro, una nuova patente di guida necessaria proprio in questi tempi di disruption digitale, ove appunto privacy, diritti, consensi e trasparenza delle decisioni diventano gli elementi che compongono un nuovo codice per guidare imprese, comunità, persone e team nel nome della responsabilità e di una consapevole sostenibilità.

E voi state studiando per la nuova patente?